Category Archives: Internazionalizzazione

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Tratti con paesi esteri? Attento alle nuove disposizioni sull’insolvenza transfrontaliera

Dal 27 giugno è entrato in vigore il nuovo Regolamento UE n.2015/848 relativo all’insolvenza transfrontaliera.

Tra le novità più rilevanti si segnala l’articolo 3 che disciplina la competenza giurisdizionale internazionale. In particolare, si tratta di un aggiornamento del precedente articolo 3 del Regolamento CE n.1346/2000 (abrogato dall’articolo 91 del nuovo Regolamento)  in cui si ribadisce che la competenza giurisdizionale di aprire una pratica d’insolvenza spetta ai giudici dello Stato membro dove è situato “il centro degli interessi principali del debitore”.

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Non andare lontano: dal 2018 la Romania è il paese su cui investire.

È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la legge n. 78 del 16 maggio 2017, in cui è stata formalmente ratificata dall’Italia la nuova Convenzione contro le doppie imposizioni con la Romania. La firma tra i due Stati è avvenuta a Riga il 25 aprile 2015. È stata così sostituita la vecchia Convenzione del 1977.

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Aprire una società in Croazia: i vantaggi che non conoscevi

Da quando la Croazia è entrata a far parte dell’Unione Europea come 28° stato membro, si sono aperte nuove opportunità commerciali per tutti i paesi facenti parte dell’Europa.

Perché è un paese interessante per sviluppare il tuo business?

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L’Italia conferma per prima la partecipazione a EXPO 2020

Durante una missione compiuta lo scorso novembre negli Emirati Arabi Uniti, il Ministro delle politiche agricole alimentari Maurizio Martina ha ufficializzato la partecipazione dell’Italia a EXPO Dubai 2020.

L’invito che il Primo Ministro Mohammed Rashid Al Maktoum ha rivolto al nostro Paese è stato accolto battendo sul tempo le altre nazioni: l’Italia è stata infatti la prima a confermare la propria presenza alla manifestazione intitolata “Connecting Minds, Creating the Future” e a stabilire un proficuo rapporto con l’organizzazione presieduta da Ahmed Bin Saeed Al Maktoum, con la quale sono stati condivisi i preziosi insegnamenti tratti dalla gestione di EXPO 2015.

Sempre nel corso della recente visita della nostra delegazione, è avvenuta l’inaugurazione del padiglione italiano di una fiera dedicata al comparto agroalimentare e in particolare ai prodotti di alto livello. L’esposizione chiamata “Speciality Food Festival”, di cui l’Italia è stata Country Partner, ha registrato un’importante adesione di aziende provenienti dalla nostra penisola: oltre 200 in totale, la maggior parte delle quali operanti nel settore dei macchinari e delle attrezzature per il mondo della ristorazione.

Dubai presenta delle opportunità di business che, anche in vista di un evento colossale quale sarà EXPO 2020, sono realmente notevoli. Se cerchi un supporto altamente qualificato per un progetto imprenditoriale mirato a un contesto economico in continuo sviluppo, fissa un appuntamento con chi è stato selezionato come advisor finanziario e legale per rappresentare a Bologna la Camera di Commercio italiana negli Emirati Arabi Uniti, la cui sede è a Dubai.

 

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Dott. Luciano Leonello Godoli

Specializzato nei rapporti internazionali, consulenze finanziarie e stragiudiziale

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Dubai: il periodo d’oro per costituire la tua azienda negli Emirati. Parola di advisor della Camera di Commercio italiana.

Lo sapevi che tra 4 anni a Dubai si terrà l’EXPO 2020 Connecting Minds, Creating the Future”, una delle più importanti esposizioni universali a livello internazionale? E sapevi che sempre a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti sono state istituite delle Free Zone? Queste permettono delle condizioni vantaggiose per le aziende che desiderassero investire negli Emirati, come ad esempio l’esenzione dai dazi sull’importazione e l’esportazione o ancora la facilità di intraprendere un’attività senza la presenza di un socio locale.

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Le acquisizioni delle aziende italiane all’estero

La differenza tra le acquisizioni straniere nel nostro Paese e quelle effettuate da aziende italiane all’estero è abissale: secondo il database  Zephyr di Bureau van Dijk, nel 2015 i due dati sono stati rispettivamente di 74 e 3,6 miliardi di euro.

Tuttavia va rilevato un aspetto positivo, ossia l’incremento degli investimenti italiani rispetto all’anno precedente, quando si erano fermati a 2,9 miliardi di euro. Una cifra decisamente inferiore se confrontata con quelle raggiunte in precedenza: nel 2013 era pari a 9,6 miliardi di euro, nel 2012 a 6,7 e nel 2011 ammontava invece a 13 miliardi.

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L’operazione più consistente del 2015 è stata quella portata a termine nei Paesi Bassi dalle Assicurazioni Generali (1,2 miliardi di euro), seguita da un’acquisizione che Snam ha concluso in Austria (489 milioni). Gli altri investimenti hanno riguardo prevalentemente imprese situate in Gran Bretagna (480 milioni), francesi (406 milioni) e tedesche (374 milioni).

Si nota quindi immediatamente che gli obiettivi delle aziende italiane sono concentrati nell’Europa Occidentale: d’altronde si tratta di un’area geografica particolarmente interessata da operazioni di M&A, visto che nel 2015 hanno prodotto un trasferimento di 1.734 miliardi di dollari, contro i 1.156 del 2014.

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A livello globale, il 2015 è stato caratterizzato da un movimento di capitali legato al M&A mai registrato prima: 6.143 miliardi di dollari. Gli Stati Uniti hanno confermato la loro dinamicità, contribuendo a stabilire questo record con la quota più alta (1.942 miliardi di dollari), mentre la seconda piazza spetta alla Cina (970 miliardi di dollari).

Se la tua azienda guarda all’estero per porre in atto un’acquisizione strategica o comunque avviare un processo di internazionalizzazione, confrontati con chi è in grado di fornirti indicazioni preziose: prenota un appuntamento con un nostro consulente esperto in progetti di espansione internazionale.

 

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Dott. Luciano Leonello Godoli

Specializzato nei rapporti internazionali, consulenze finanziarie e stragiudiziale

 

 

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I prodotti italiani continuano a produrre risultati importanti all’estero

Sempre più apprezzato il Made in Italy nel mondo: secondo i dati diffusi recentemente dalla CGIA di Mestre, il saldo commerciale, ovvero la differenza tra l’export e l’import, nel 2015 è stato pari a 122,4 miliardi di euro, con un aumento che sfiora il 40% rispetto ai 88,4 miliardi registrati nel 2009.

Quattro sono le principali aree merceologiche da cui dipende questo record:  l’automazione meccanica, l’abbigliamento-moda, l’arredo-casa e l’alimentare-bevande.

La prima è quella che racchiude i comparti con i saldi più ragguardevoli: ad esempio quello che comprende macchinari e altri prodotti come rubinetteria e utensili, ha raggiunto la ragguardevole somma di 49,8 miliardi.

Significativo anche il risultato ottenuto dalle aziende che producono tessile-abbigliamento-calzature, le quali possono vantare un saldo di 17,6 miliardi, nonché quello conseguito dalle imprese che realizzano prodotti in metallo (bulloneria, imballaggi leggeri, catene, molle, ecc.): 11,1 miliardi.

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Altri prodotti italiani che riscontrano un indiscusso successo a livello internazionale sono i mobili, con un saldo di 7,2 miliardi, gli apparecchi elettrici come frigoriferi, lavatrici, e generatori, il cui saldo ha toccato quota 6,5 miliardi, e non ultimi i materiali non metalliferi, quali vetro, porcellana e ceramica, capaci di generare un saldo positivo di 6,4 miliardi di euro.

Rendicontazioni meno lusinghiere giungono invece da quei settori manifatturieri identificati con la definizione “altri prodotti”, nella quale vengono inglobati, per esempio, i computer, la chimica-farmaceutica, i prodotti metallurgici, il tabacco e il comparto legno-carta. Tutti questi settori hanno chiuso in rosso, producendo un saldo negativo che complessivamente ammonta a 28,8 miliardi. Nella categoria “altri prodotti” l’unica nota di ottimismo arriva dagli autoveicoli, che hanno chiuso con un differenziale positivo pari a 290 milioni di euro.

I mercati internazionali offrono notevoli opportunità alle aziende italiane: per coglierle tutte richiedi un appuntamento con un consulente che ti spiegherà quali sono gli step obbligatori per internazionalizzare efficacemente un’impresa.

 

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Dott. Luciano Leonello Godoli

Specializzato nei rapporti internazionali, consulenze finanziarie e stragiudiziale

 

 

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Le valutazioni da fare per internazionalizzare un’azienda

Sviluppare un progetto di espansione internazionale è un’attività che richiede un’adeguata preparazione, competenze specifiche e tempo. Questa è una sintesi dei fattori da tenere presente prima d’intraprendere un percorso di internazionalizzazione.

Pianificare con la massima accuratezza

I tentativi improvvisati sono perdite di tempo e risorse. La preparazione deve essere minuziosa: dalla ricerca di dati e notizie utili, alla definizione dei budget da destinare all’iniziativa, ogni aspetto deve essere analizzato nel modo più approfondito possibile. Anche per poter disporre della documentazione necessaria a ricevere eventuali finanziamenti.

Prefissare risultati raggiungibili

Per penetrare un mercato estero è indispensabile effettuare degli investimenti mirati. Il ritorno che si ottiene è inevitabilmente collegato alle risorse umane ed economiche impiegate nell’operazione.

Identificare il mercato più adatto

Questa è una scelta di fondamentale importanza, che va ponderata dopo aver accumulato una massa critica di informazioni, non solo di tipo economico ma anche politico, sociale e legislativo. Per fare una valutazione attendibile, è opportuno utilizzare i dati raccolti per alimentare dei modelli matematici, in modo da trovare gli sbocchi con le prospettive migliori: quelli in cui si hanno maggiori possibilità di distinguersi dai competitor.

Rimodulare la propria offerta

Le politiche commerciali adottate a livello nazionale devono essere adattate alle caratteristiche del mercato estero in cui ci si vuole espandere. In base alle differenze riscontrate, è necessario ripensare le strategie di marketing che determinano i prezzi, le modalità di comunicazione, gli obiettivi, i canali distributivi, ecc.

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Definire i ruoli

I nuovi incarichi che un piano di internazionalizzazione presuppone, devono essere assegnati in modo chiaro all’interno dell’azienda, seguendo logiche basate sulle competenze delle figure selezionate per attuare il progetto. Il team che si occupa dell’export deve operare sinergicamente e con compiti ben definiti.

Fare attenzione ai pagamenti e a eventuali tassi di cambio

Specialmente in alcuni Paesi in via di sviluppo si possono incontrare delle difficoltà nel far rispettare gli accordi contrattuali. Pertanto vanno stabilite delle condizioni di vendita e scelte delle modalità di pagamento che tutelino il più possibile l’azienda che esporta. Anche la fluttuazione monetaria è un tema da non trascurare.

Evidenziare possibili criticità legate ai trasporti

La movimentazione della merce implica varie problematiche, in particolare quando le distanze da coprire sono considerevoli. Fattori quali il costo, il tempo e l’affidabilità dei servizi di trasporto vanno tenuti in debita considerazione.

Creare testi e archivi dedicati

Oltre a prevedere una traduzione professionale di contratti e strumenti di comunicazione, tutto il materiale relativo all’export, dalla corrispondenza ai documenti con valore legale, deve avere una collocazione funzionale e separata dagli altri incartamenti.

Rivolgersi a degli esperti di internazionalizzazione

Se vuoi approfondire le opportunità che un nuovo mercato potrebbe offrire alla tua azienda, il primo passo da fare per iniziare questo percorso nel modo più proficuo è fissare un appuntamento gratuito con un consulente che ha già aiutato importanti aziende italiane ad incrementare il business con l’estero.

 

 

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Dott. Luciano Leonello Godoli

Specializzato nei rapporti internazionali, consulenze finanziarie e stragiudiziale

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Ruling internazionale: gli aggiornamenti delle norme vigenti

Novità per quanto riguarda il ruling internazionale. Con il provvedimento n. 42295 del 21 marzo viene attuata la disciplina introdotta dall’art.1 del DLgs. 147/2015 (il Decreto Legislativo che dispone le misure per la crescita e l’internazionalizzazione delle imprese).

Che cosa si intende con impresa con attività internazionale? Un’impresa del genere è un’azienda residente nel territorio italiano che, in alternativa o congiuntamente:

  • abbia un patrimonio, un fondo o un capitale partecipato da soggetti non residenti nel territorio dello Stato;
  • si trovi in una o più delle condizioni specificate nell’art. 110 comma 7 del TUIR, rispetto a società non residenti;
  • porti avanti la sua attività attraverso un’organizzazione residente in un altro stato;
  • abbia corrisposto o percepito dividendi, royalties o interessi da soggetti non residenti.

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Inoltre, riguardo agli accordi preventivi, gli ambiti di operatività si definiscono con:

  • la definizione in contraddittorio in via preventiva dei metodi di calcolo del valore normale di tutti i prezzi di trasferimento.
  • la preventiva definizione in contraddittorio dei valori d’uscita o d’ingresso in caso di trasferimento della residenza all’estero o in Italia
  • l’applicazione a un caso concreto di norme concernenti attribuzione degli utili e delle perdite all’organizzazione estera di un’impresa o ente residente in Italia di un soggetto non residente; erogazione o percezione di dividendi, interessi e royalties da soggetti non residenti;
  • la valutazione preventiva della sussistenza o meno dei requisiti che configurano una stabile organizzazione nel territorio dello Stato

Questo provvedimento definisce le modalità di prestazione della richiesta, le modalità di verifica dei termini, del sopravvenuto mutamento delle condizioni di fatto o di diritto dell’accordo e la procedura per ottenerlo. Esso si applica agli accordi preventivi anche già avviati e non ancora conclusi.

Come procedere?

Per accedere alla procedura le imprese devono consegnare o inviare tramite raccomandata (con avviso di ricevimento) un’istanza all’Ufficio Accordi preventivi e controversie internazionali della Direzione Centrale Accertamento dell’Agenzia alla sezione di Roma o di Milano. La richiesta deve contenere: i dettagli dell’impresa; l’indicazione dell’oggetto dell’accordo preventivo e la relativa descrizione; la documentazione attestante i requisiti; la firma del legale. Se tutti i dati saranno conformi, entro trenta giorni verrà comunicata l’ammissibilità dell’istanza; in caso contrario verranno dati ulteriori 30 giorni per procedere all’integrazione della stessa. L’istanza può essere dichiarata inammissibile qualora manchino gli elementi richiesti, la documentazione non sia idonea oppure qualora l’integrazione non avvenga  nei termini stabiliti.

L’internazionalizzazione è un’opportunità, ma è necessario conoscere tutte le norme per procedere in modo efficace. Il nostro studio può guidarti in modo sicuro verso i tuoi obiettivi, senza che tu ti debba preoccupare dei cavilli burocratici.

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2016: contributi per l’internazionalizzazione delle imprese

Il Made in Italy è un marchio che all’estero ha un prestigio non indifferente, spesso associato a prodotti artigianali e di qualità. Per questo motivo molte aziende, soprattutto nel settore alimentare e della moda, decidono di appropriarsi (in modi più o meno leciti) del fregio di “prodotto in Italia”.

Proprio per contrastare la contraffazione dei prodotti “Made in Italy” il Ministero dello Sviluppo Economico ha previsto dei contributi a favore dell’internazionalizzazione per lo svolgimento di attività promozionali nel 2016.

Per poter usufruire dei contributi, i consorzi devono rispettare determinati requisiti:

  • devono essere costituiti ai sensi degli art. 2602 e 2612 e C.C. oppure essere società consortili o cooperative costituite  da PMI dei settori industriale, commerciale, turistico, artigianali, dei servizi, agricolo, agroalimentare ed ittico con sede in Italia. Sono ammessi anche enti pubblici e privati, tra cui banche ed imprese di grandi dimensioni, rispettando determinati requisiti specifici;
  • essere senza scopo di lucro;
  • avere come obiettivo l’internazionalizzazione dei prodotti e dei servizi delle imprese;
  • essere iscritti nel registro delle imprese ed essere in stato di attività;
  • avere un fondo consortile completamente sottoscritto, versato per almeno il 25%;
  • non essere in liquidazione o soggetti a procedure concorsuali.

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Tra le iniziative che possono essere portate avanti con i contributi per l’internazionalizzazione ci sono (all’articolo 4 del Decreto Direttoriale):

  • incontri bilaterali fra operatori esteri e all’estero
  • partecipazione a fiere e saloni a livello internazionale;
  • show-room temporanei;
  • incoming di operatori esteri;
  • eventi collaterali alle fiere internazionali;
  • azioni di comunicazione operate sul mercato estero;
  • workshop e seminari basati in Italia con operatori esteri o all’estero;
  • realizzazione e registrazione del marchio consortile;
  • attività di formazione specialistica per la fase d’internazionalizzazione.

Requisiti dei progetti e presentazione della domanda

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I progetti per le attività di internazionalizzazione devono soddisfare determinati requisiti:

  • la spesa del progetto deve essere non inferiore a € 50.000,00 e non superiore a € 400.000,00;
  • il progetto deve coinvolgere almeno 5 PMI consorziate provenienti da almeno 3 regioni italiane diverse;
  • se i consorzi hanno sede legale in Sicilia o Valle D’Aosta, il progetto può avere una struttura monoregionale;
  • il progetto non deve prevedere la partecipazione di aziende in fase di liquidazione o soggette a procedure penali.

Prevedi  con i tuoi Partner consorziati di voler investire in progetti internazionali che includano attività di promozione? Ci sono moltissime opportunità all’estero, mercati in via di sviluppo e investitori che cercano la qualità del Made in Italy: i contributi del Ministero dello Sviluppo Economico possono costituire un’ottima opportunità per sviluppare la tua impresa. Intendi presentare la domanda? Sappiamo quanto è importante il tuo business: è per questo che noi ci occuperemo di tutta la parte amministrativa e burocratica, consentendoti di concentrarti completamente sui tuoi progetti.

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