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Stati a fiscalità privilegiata: come vengono individuati secondo la nuova normativa CFC

La circolare n. 35 del 4 agosto dell’Agenzia delle Entrate ha dedicato una notevole attenzione ai cambiamenti normativi introdotti dal DLgs. 147/2015 e dalla legge di stabilità 2016, che hanno riguardato la disciplina CFC (Controlled Foreign Companies).

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Ecco le novità sulla tassazione delle “controlled foreign companies”, nei Paesi “black list”

Il D.Lgs. n. 147/2015, conosciuto come decreto per l`internazionalizzazione delle imprese, ha aggiornato la normativa relativa alle controlled foreign companies (CFC), risolvendo alcuni punti critici che caratterizzavano la disciplina precedente, soprattutto in merito ai dividendi provenienti da Paesi presenti nella black list.

Va ricordato che le disposizioni in materia di CFC riguardano i soggetti residenti in Italia che controllano, in modo diretto o indiretto, soggetti residenti o localizzati in uno degli Stati o dei territori della black list. Vengono inoltre applicate anche nel caso in cui i soggetti controllati non siano geograficamente riconducibili alla black list, ma si verifichino entrambe queste condizioni:

1) la tassazione effettiva imposta ai soggetti esteri controllati è inferiore di più del 50% rispetto a quella che dovrebbero corrispondere se fossero residenti in Italia;

2) oltre la metà dei proventi che i soggetti esteri hanno realizzato, è costituita da redditi “passivi” nei confronti delle società che ne detengono il controllo.

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Nel merito, mentre la disciplina antecedente prevedeva che la totalità degli utili delle società residenti in paesi black list venisse tassata in Italia in capo a tutti i soci, il decreto per l’internazionalizzazione ha specificato che tale reddito è riferibile invece solamente  al soggetto residente che ne detiene il controllo, eliminando quindi tutte le situazioni in cui il reddito veniva attribuito pro quota ai soci di minoranza.

Sui proventi delle società estere controllate, applicando il principio di trasparenza, il livello di tassazione è quantificato ora, con riferimento all’aliquota media relativa al reddito del soggetto nazionale, che in ogni caso non deve essere mai inferiore al 27% (nella precedente versione normativa il reddito era assoggettato a tassazione separata unicamente al 27%).

Inoltre secondo le nuove norme, il soggetto residente in Italia può (non è più obbligatorio) chiedere la non-applicazione della normativa CFC dimostrando di averne i requisiti di cui al comma 5 dell’art 167. con tale decisione si non applica la tassazione per trasparenza e vengono presi in considerazione i dividendi della società controllata. Dividendi, utili e plusvalenze vengono assoggettati a una tassazione che contempla due casi particolari:

1) se l’attività primaria della società controllata è di tipo industriale o commerciale (e si è quindi in presenza dell’esimente di cui al comma 5 lett. “a”, il dividendo che spetta al soggetto nazionale viene tassato in toto, concedendo tuttavia   un credito derivante dalle imposte versate all’estero;

2) se la società nazionale è in grado di dimostrare che non si avvale delle partecipazioni per veicolare i proventi in aree geografiche fiscalmente vantaggiose, il dividendo non viene associato alla disciplina che regola la black list e non è soggetto a norme particolari.

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Grazie alla novità del credito d’imposta è stata risolta la disparità di trattamento che la non-applicazione della normativa CFC comportava, in quanto tale scelta produceva una tassazione superiore rispetto a quella per trasparenza.

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