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Voluntary Disclosure: prorogato il termine ultimo per la domanda

Anche la Voluntary Disclosure è prevista nella legge di bilancio 2017.

Il 21 luglio 2017 l’Agenzia delle Entrate ha emesso nuovi chiarimenti in relazioni alla Voluntary Disclosure. Nella pratica si tratta della circolare n.21/E con la quale l’Agenzia definisce tutte le novità che sono state introdotte dal decreto legge n. 50/2017 in relazione alla collaborazione volontaria.

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Le acquisizioni delle aziende italiane all’estero

La differenza tra le acquisizioni straniere nel nostro Paese e quelle effettuate da aziende italiane all’estero è abissale: secondo il database  Zephyr di Bureau van Dijk, nel 2015 i due dati sono stati rispettivamente di 74 e 3,6 miliardi di euro.

Tuttavia va rilevato un aspetto positivo, ossia l’incremento degli investimenti italiani rispetto all’anno precedente, quando si erano fermati a 2,9 miliardi di euro. Una cifra decisamente inferiore se confrontata con quelle raggiunte in precedenza: nel 2013 era pari a 9,6 miliardi di euro, nel 2012 a 6,7 e nel 2011 ammontava invece a 13 miliardi.

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L’operazione più consistente del 2015 è stata quella portata a termine nei Paesi Bassi dalle Assicurazioni Generali (1,2 miliardi di euro), seguita da un’acquisizione che Snam ha concluso in Austria (489 milioni). Gli altri investimenti hanno riguardo prevalentemente imprese situate in Gran Bretagna (480 milioni), francesi (406 milioni) e tedesche (374 milioni).

Si nota quindi immediatamente che gli obiettivi delle aziende italiane sono concentrati nell’Europa Occidentale: d’altronde si tratta di un’area geografica particolarmente interessata da operazioni di M&A, visto che nel 2015 hanno prodotto un trasferimento di 1.734 miliardi di dollari, contro i 1.156 del 2014.

internazionalizzazione

A livello globale, il 2015 è stato caratterizzato da un movimento di capitali legato al M&A mai registrato prima: 6.143 miliardi di dollari. Gli Stati Uniti hanno confermato la loro dinamicità, contribuendo a stabilire questo record con la quota più alta (1.942 miliardi di dollari), mentre la seconda piazza spetta alla Cina (970 miliardi di dollari).

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Dott. Luciano Leonello Godoli

Specializzato nei rapporti internazionali, consulenze finanziarie e stragiudiziale

 

 

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Si prospetta imminente la partenza della voluntary disclosure 2

“La voluntary disclosure 2 è un’ipotesi concreta”: questa frase pronunciata il mese scorso dal Presidente del Consiglio Renzi induce a pensare che a breve verrà lanciata una nuova iniziativa mirata a regolarizzare i capitali all’estero.

All’analoga operazione effettuata nel 2015 hanno partecipato più di 120 mila contribuenti, ai quali la regolarizzazione è costata mediamente meno del 7% del capitale rientrato. Il ricavo dell’erario ha quindi superato i 4 miliardi, in quanto le somme emerse hanno oltrepassato i 60 miliardi di euro.

Tuttavia secondo stime fornite in precedenza dalla Banca d’Italia i capitali italiani all’estero oscillavano tra i 150 e i 200 miliardi di euro. Pertanto la prima “voluntary disclosure” avrebbe riguardato solo un terzo di tali risorse.

Attualmente non è ancora possibile fare previsioni su quali saranno i costi – rappresentati da tributi e sanzioni – legati a questo secondo rimpatrio di capitali, invece appare alquanto probabile che la partenza dell’operazione sia imminente o che comunque debba avvenire entro l’estate.

Un tema come quello del rientro dei capitali va affrontato con la massima professionalità e competenza: la nostra esperienza in materia ti assicura una gestione priva di imprevisti di tutte le fasi dell’iter fiscale. Il primo appuntamento con un nostro consulente è gratuito: richiedilo tramite questa pagina.

 

 

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Dott.ssa Graziella Stefania Barone

Specializzata in consulenza fiscale e procedure concorsuali

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Le turbolenze del settore bancario possono provocare rincari per le aziende

Le problematiche che le aziende devono affrontare nell’attuale panorama economico sono già numerose, ma a breve potrebbe aggiungersi un’altra: una maggiorazione delle spese di finanziamento. A causa della situazione instabile che sta caratterizzando il comparto bancario, gli istituti di credito infatti rischiano un aumento del costo del funding.

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L’introduzione della direttiva europea sul bail-in può essere considerata come una delle cause per cui i correntisti con saldi superiori ai 100.000 euro (la somma massima coperta da garanzia di rimborso in caso di fallimento della banca) stanno trasferendo parte della liquidità verso etf e fondi. Una delle conseguenze di tale trend è la riduzione delle riserve che il settore è in grado di destinare al finanziamento delle imprese.

Inoltre, le tensioni legate ai cali dei titoli bancari in borsa producono per gli istituti di credito aumenti di prezzi obbligazionari e CDS (credit default swap). Se dovesse proseguire questo andamento, inevitabilmente le aziende dovranno subire un aggravio dei costi di finanziamento.

Business team supporting green environment

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