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Accordi di ristrutturazione: possibili agevolazioni per il creditore

Come abbiamo già visto in un post precedente, le discipline riguardanti le crisi di impresa e le insolvenze potranno, in considerazione dello schema di Ddl. approvato dal Consiglio dei Ministri, essere interessate da una riforma finalizzata a produrre significative novità anche nell’ambito dei piani di risanamento e degli accordi di ristrutturazione dei debiti.

È stata infatti ravvisata una necessità, da parte del Legislatore, di modificare tali strumenti di soluzione stragiudiziale della crisi, per integrarli più efficacemente nel quadro complessivo che il progetto riformativo mira a introdurre. Strumenti che, nonostante siano stati regolamentati in tempi relativamente recenti, fanno ormai parte di scenari ampiamente contemplati dal diritto concorsuale.

Il significato della proposta di revisione va ricercato nella volontà di far comprendere meglio l’efficacia del loro utilizzo. Agli accordi di ristrutturazione, ad esempio, si fa ricorso meno di quanto sarebbe possibile e di conseguenza, per incentivare gli operatori, la riforma prevede l’eliminazione o la riduzione del quorum del 60% delle passività, a patto che il debitore non proponga la sospensione del pagamento dei creditori estranei, né ricorra alle misure protettive del proprio patrimonio che impediscono l’attuazione delle azioni esecutive o cautelari dei creditori fintanto che le trattative sono in corso.

Nel caso in cui il debitore invece si avvalga di tali tutele, la disciplina di riferimento diventerebbe quella del concordato preventivo e, secondo lo schema del disegno di legge, si configurerebbe anche la possibilità che vengano revocate in seguito a una domanda, inoltrata dagli interessati, motivata dalla mancanza di benefici collegati alla durata e agli effetti esercitati sulla procedura.

Sempre in materia di concordato preventivo, lo schema del disegno di legge prospetta, in un’ottica di semplificazione, una rimodulazione delle tipologie di finanziamenti disponibili per le aziende in crisi.

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Un altro cambiamento di rilievo è quello che andrebbe a estendere l’art. 182-septies L. fall. (norma introdotta dal DL 83/2015) all’accordo di ristrutturazione non liquidatorio, ovvero alla convenzione di moratoria, dei debiti con creditori non aderenti “omogenei”, quindi non identificabili con gli istituti bancari e gli intermediari finanziari, nel caso questi rappresentino almeno il 75% dei crediti di una o più categorie uniformi per struttura giuridica e interessi economici.

Anche i soci illimitatamente responsabili, garantiti dalla società a livello personale o reale, sono una delle categorie prese in considerazione dal progetto di revisione, con il fine di includerle tra i possibili beneficiari degli effetti degli accordi di ristrutturazione, secondo le modalità delineate dalla disciplina del concordato preventivo, la cui riforma è stata argomento di approfondimento del post già menzionato.

Un’ulteriore novità riguarda il piano attestato di risanamento: lo schema del disegno di legge inserisce tra le caratteristiche obbligatorie del documento la forma scritta, la data certa e la stesura di contenuti analitici.

Nell’eventualità che al piano di risanamento o agli accordi di ristrutturazione vengano apportate delle revisioni di carattere non marginale, andrebbe effettuato un aggiornamento delle attestazioni già depositate. Per quanto concerne la disciplina di concordato preventivo, lo schema di Ddl. contiene un articolo (il n. 6, comma 1, lett. D) che impone di stabilire le procedure di verifica dei dati aziendali e quelle per valutare se il piano è effettivamente realizzabile. Inoltre specifica anche che va stabilito il tetto delle retribuzioni dovute ai professionisti nominati dal debitore, in misura proporzionale all’attivo dell’azienda.

Se per la tua impresa sei interessato ad approfondire uno o più aspetti legati a degli accordi di ristrutturazione, puoi fissare un primo appuntamento gratuito in cui ti daremo tutte le risposte di cui hai bisogno, in modo chiaro ed esauriente.

 

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Dott.ssa Graziella Stefania Barone

Specializzata in consulenza fiscale e procedure concorsuali

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Riforma del concordato preventivo: i possibili cambiamenti nell’ambito delle crisi d’impresa e delle insolvenze

Le discipline riguardanti le crisi di impresa e l’insolvenze sono  oggetto di una riforma che mira a introdurre importanti cambiamenti racchiusi nell’art. 6 dello schema di disegno di Legge che delega al Governo tale riforma.

Una delle novità più significative riguarderebbe l’inammissibilità di domande di natura sostanzialmente liquidatoria: questo impedimento  nasce da una consuetudine che caratterizza le proposte di concordato preventivo, quella di essere tendenzialmente focalizzate sulla cessione dei beni, un’opzione che, rispetto alla liquidazione fallimentare, non favorisce i creditori e tantomeno la parte residuale dell’azienda.

Secondo la nuova impostazione delineata dal progetto di riforma, l’istituto concordatario va considerato solo nel caso in cui permetta una continuità aziendale, che consenta successivamente di liquidare i creditori nel modo più completo possibile.

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Stando al nuovo orientamento, potranno quindi ottenere l’accesso al concordato preventivo solo le imprese che presenteranno un piano per superare lo stato di crisi o di insolvenza – sempre che questa sia reversibile – che preveda, attraverso gli introiti generati grazie alla continuazione dell’attività, di onorare quanto più possibile i diritti dei creditori. Pertanto proposte liquidatorie in contrasto con la continuità aziendale non potrebbero essere approvate.

Sempre nell’art. 6 è contenuta un’ulteriore novità: la possibilità che il procedimento nei confronti del debitore in stato di insolvenza possa essere promosso anche da un terzo, al quale potrà essere concessa la facoltà di presentare la domanda di concordato preventivo, fermo restando che al debitore siano garantiti validi strumenti di tutela, nonché il principio del contradditorio.

Il fine di tale legittimazione è quello di incentivare il debitore a presentare una proposta credibile in tempi ridotti, per evitare che soggetti terzi acquisiscano il diritto di inoltrare la domanda di concordato preventivo, in quanto quest’ultima è un’eventualità limitata agli stati di insolvenza, mentre gli stati di crisi non vengono ritenuti sufficienti per impedire la gestione dell’azienda da parte dei legittimi proprietari.

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Il progetto di riforma non prende in considerazione un’eventuale modifica della disciplina relativa alla domanda “in bianco” di concordato preventivo, che consente di differire il momento in cui è necessario depositare il piano e la proposta. Bisogna tenere presente che in alcune situazioni la procedura di allerta e composizione assistita della crisi può iniziare prima che venga approvato l’accesso al concordato preventivo: in questi casi cadrebbero le condizioni che rendono possibili l’inoltro della domanda “in bianco”, tuttavia la possibilità che venga attuata una procedura di allerta e composizione assistita della crisi, non deve, secondo l’interpretazione vigente, avere ripercussioni sulle aziende che non sono oggetto di tale procedimento e che di conseguenza hanno il diritto di beneficiare dei vantaggi connessi alla presentazione della domanda “in bianco”.

Un altro aspetto che invece è stato riconsiderato è quello delle misure protettive – sulla cui durata e sui cui effetti si è focalizzata la revisione – per concedere agli interessati la facoltà di chiederne la revoca, sempre che non interferisca con il corretto svolgimento della procedura .

L’ultima modifica che si prospetta riguarda la suddivisione dei crediti in classi omogenee, a seconda della posizione giuridica e degli interessi economici, un obbligo la cui introduzione è ritenuta importante in considerazione dell’affinità di interessi che un gruppo può avere. Ad esempio coloro che sono tutelati da una fideiussione non hanno gli stessi obiettivi di un creditore chirografaro, ovvero di ottenere la massima percentuale possibile di soddisfazione.

Situazioni intricate come può essere una crisi d’impresa vanno affrontate avvalendosi di un servizio completo di consulenza. Se desideri valutare approfonditamente l’assistenza che il nostro Studio ti può offrire, prenota un primo appuntamento gratuito.

 

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Dott.ssa Graziella Stefania Barone

Specializzata in consulenza fiscale e procedure concorsuali

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Gestione della crisi di un gruppo di imprese: cosa cambia

La necessità di una regolamentazione della crisi e dell’insolvenza dei gruppi di imprese è uno degli obbiettivi contenuti nello schema di Ddl approvato lo scorso febbraio dal Consiglio dei Ministri.  Lo schema della “riforma organica delle crisi di impresa e dell’insolvenza” mira a ottenere prioritariamente la formulazione di una definizione di “gruppo di imprese”, che ruoti attorno alla nozione di “direzione e coordinamento”, al fine di consentire una gestione della crisi e delle situazioni di insolvenza accentrate.

Nel piano di riforma è contemplata, quindi, la possibilità di consentire alle aziende in crisi o insolventi di poter inoltrare un unico ricorso per fare domanda di liquidazione giudiziale e richiedere di omologare un accordo unitario di ristrutturazione del debito, nonché di essere ammesse al concordato preventivo.

Ulteriori novità riguarderebbero l’introduzione di specifici obblighi dichiarativi e il deposito del bilancio consolidato da parte delle aziende che costituiscono il gruppo, al fine di esplicitare i legami partecipativi prima dell’inizio delle procedure concorsuali.

Nell’ambito della riforma, il criterio per attribuire la competenza della gestione delle procedure concorsuali, in modo da condurle in modo unitario, dovrà essere determinato anticipatamente, fermo restando comunque il principio dell’autonomia delle masse attive e passive delle diverse società. Altri criteri che dovranno essere predeterminati sono quelli relativi all’elaborazione del piano di gestione, che potrà comprendere anche riorganizzazioni aziendali mirate alla soluzione della crisi e alla salvaguardia dei diritti dei creditori. Ove una gestione unica delle procedure concorsuali non risulti attuabile, ad esempio con società soggette a legislazioni di Paesi differenti, si palesa invece l’esigenza di stabilire obblighi di informazione e di collaborazione.

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È inoltre prevista un’estensione del principio di postergazione ai crediti delle società che fanno parte del gruppo, fatti salvi alcuni casi di deroga mirata a facilitare la concessione di finanziamenti collegati ad accordi di ristrutturazione dei debiti o alla proposta di concordato preventivo.

Per regolamentare l’operatività sono previsti una serie di principi, quali:

  • la nomina di un giudice delegato e di un commissario giudiziale;
  • il deposito di un fondo per le spese di giustizia;
  • l’esclusione dal voto delle imprese del gruppo che vantano crediti nei confronti di altre società coinvolte nella procedura;
  • la votazione separata e contestuale dei creditori;
  • gli effetti prodotti da un eventuale annullamento o dalla risoluzione della proposta unitaria omologata.

Nel caso della liquidazione giudiziale, che andrebbe a sostituire quella del fallimento, viene indicata la nomina di un unico giudice delegato e un solo curatore, rimanendo, tuttavia, la presenza di più comitati di creditori, uno per ogni impresa del gruppo. La suddivisione dei costi della procedura viene concepita secondo un principio di proporzionalità tra le varie imprese del gruppo, mentre i poteri del curatore sono intesi in modo più ampio, anche verso altre aziende del gruppo che non risultano insolventi, nonché su operazioni precedenti lo stato di crisi, mirate a trasferire risorse finanziarie all’interno del gruppo, arrecando pregiudizio alle pretese dei creditori.

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In più il curatore potrà intraprendere azioni di responsabilità e denunciare gravi irregolarità commesse dagli organi di amministrazione delle società del gruppo che non rientrano nella procedura di liquidazione giudiziale. Se tali società si dovessero trovare in stato d’insolvenza, il curatore avrà la facoltà di farlo notare agli organi preposti per gli accertamenti del caso.

In considerazione delle pesanti conseguenze che una crisi aziendale produce all’interno del Gruppo, anche nell’ottica della riforma in corso di approvazione e per gestire nel modo migliore le situazioni più delicate che un’impresa può dover affrontare, non si può prescindere da un servizio completo di consulenza, come quello che il nostro Studio è in grado di fornire.

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Convegno nazionale sulla crisi d’impresa a Parma

L’evento, organizzato da ODCEC e Fondazione dei commercialisti di Parma, si terrà nella Sala Ipogea del Centro Congressuale Paganini, in Via Toscana, 5, il prossimo 11 marzo. Materia di discussione sarà “Il Risanamento Aziendale – Tra Gestione della Crisi d’Impresa e Gestione dell’Impresa in Crisi”.

Moderatore della sessione mattutina sarà Alberto Guiotto, commercialista in Parma e Presidente della “Commissione Crisi d’Impresa” del CNDCEC. Il commercialista ha dichiarato che il focus dei lavori rispetto a questo nuovo tema sarà domandarsi “quali debbano essere i comportamenti degli organi sociali in queste situazioni e come debbano configurarsi eventuali operazioni straordinarie”.

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Di particolare rilievo sarà l’intervento del Prof. Avv. Marco Aiello (dell’Università degli studi di Torino) che con l’intervento “La gestione del debito bancario tra ristrutturazione e moratoria” discuterà dell’introduzione dell’accordo di ristrutturazione con intermediari finanziari e convenzione di moratoria (art. 182-septies). “Istituto virtuoso – ha commentato Guiotto – destinato a sbloccare molti processi di risanamento che si erano insabbiati a causa dell’inattività di taluni enti”.

Al centro degli altri interventi mattutini condotti da Niccolò Abriani, Antonio Rossi e Fabio Buttigon, docenti rispettivamente presso le Università degli studi di Firenze, Bologna e Padova, ci saranno i comportamenti degli organi sociali all’approssimarsi della crisi, le best practices nella gestione dell’impresa in preconcordato preventivo e la valutazione degli assets aziendali.

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Nel corso della sessione pomeridiana invece le relazioni riguarderanno “l’esercizio dell’impresa in concordato”, “il piano di concordato con continuità aziendale e la continuità d’impresa nell’accordo di ristrutturazione dei debiti”, “la liquidazione dell’azienda come unico mezzo di soddisfazione dei creditori” e infine “la responsabilità degli organi sociali nella gestione della fase di declino della società”, a cura rispettivamente del Prof. Avv Paolo Benazzo, del Dott. Giovanni La Croce, del Dott. Giovanni Battista Nardecchia e del Prof. Avv. Giacomo D’Attorre.

Il programma completo dell’evento è consultabile a questo link.

La crisi d’impresa è un argomento caldo al giorno d’oggi. Se ti interessa approfondire e capire quali sono i rischi reali che la tua impresa corre e come prevenirli, contatta lo Studio Maurizio Godoli: partendo da un primo appuntamento gratuito ti offrirà tutte le risposte che cerchi.

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