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Tratti con paesi esteri? Attento alle nuove disposizioni sull’insolvenza transfrontaliera

Dal 27 giugno è entrato in vigore il nuovo Regolamento UE n.2015/848 relativo all’insolvenza transfrontaliera.

Tra le novità più rilevanti si segnala l’articolo 3 che disciplina la competenza giurisdizionale internazionale. In particolare, si tratta di un aggiornamento del precedente articolo 3 del Regolamento CE n.1346/2000 (abrogato dall’articolo 91 del nuovo Regolamento)  in cui si ribadisce che la competenza giurisdizionale di aprire una pratica d’insolvenza spetta ai giudici dello Stato membro dove è situato “il centro degli interessi principali del debitore”.

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Riforma del concordato preventivo: i possibili cambiamenti nell’ambito delle crisi d’impresa e delle insolvenze

Le discipline riguardanti le crisi di impresa e l’insolvenze sono  oggetto di una riforma che mira a introdurre importanti cambiamenti racchiusi nell’art. 6 dello schema di disegno di Legge che delega al Governo tale riforma.

Una delle novità più significative riguarderebbe l’inammissibilità di domande di natura sostanzialmente liquidatoria: questo impedimento  nasce da una consuetudine che caratterizza le proposte di concordato preventivo, quella di essere tendenzialmente focalizzate sulla cessione dei beni, un’opzione che, rispetto alla liquidazione fallimentare, non favorisce i creditori e tantomeno la parte residuale dell’azienda.

Secondo la nuova impostazione delineata dal progetto di riforma, l’istituto concordatario va considerato solo nel caso in cui permetta una continuità aziendale, che consenta successivamente di liquidare i creditori nel modo più completo possibile.

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Stando al nuovo orientamento, potranno quindi ottenere l’accesso al concordato preventivo solo le imprese che presenteranno un piano per superare lo stato di crisi o di insolvenza – sempre che questa sia reversibile – che preveda, attraverso gli introiti generati grazie alla continuazione dell’attività, di onorare quanto più possibile i diritti dei creditori. Pertanto proposte liquidatorie in contrasto con la continuità aziendale non potrebbero essere approvate.

Sempre nell’art. 6 è contenuta un’ulteriore novità: la possibilità che il procedimento nei confronti del debitore in stato di insolvenza possa essere promosso anche da un terzo, al quale potrà essere concessa la facoltà di presentare la domanda di concordato preventivo, fermo restando che al debitore siano garantiti validi strumenti di tutela, nonché il principio del contradditorio.

Il fine di tale legittimazione è quello di incentivare il debitore a presentare una proposta credibile in tempi ridotti, per evitare che soggetti terzi acquisiscano il diritto di inoltrare la domanda di concordato preventivo, in quanto quest’ultima è un’eventualità limitata agli stati di insolvenza, mentre gli stati di crisi non vengono ritenuti sufficienti per impedire la gestione dell’azienda da parte dei legittimi proprietari.

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Il progetto di riforma non prende in considerazione un’eventuale modifica della disciplina relativa alla domanda “in bianco” di concordato preventivo, che consente di differire il momento in cui è necessario depositare il piano e la proposta. Bisogna tenere presente che in alcune situazioni la procedura di allerta e composizione assistita della crisi può iniziare prima che venga approvato l’accesso al concordato preventivo: in questi casi cadrebbero le condizioni che rendono possibili l’inoltro della domanda “in bianco”, tuttavia la possibilità che venga attuata una procedura di allerta e composizione assistita della crisi, non deve, secondo l’interpretazione vigente, avere ripercussioni sulle aziende che non sono oggetto di tale procedimento e che di conseguenza hanno il diritto di beneficiare dei vantaggi connessi alla presentazione della domanda “in bianco”.

Un altro aspetto che invece è stato riconsiderato è quello delle misure protettive – sulla cui durata e sui cui effetti si è focalizzata la revisione – per concedere agli interessati la facoltà di chiederne la revoca, sempre che non interferisca con il corretto svolgimento della procedura .

L’ultima modifica che si prospetta riguarda la suddivisione dei crediti in classi omogenee, a seconda della posizione giuridica e degli interessi economici, un obbligo la cui introduzione è ritenuta importante in considerazione dell’affinità di interessi che un gruppo può avere. Ad esempio coloro che sono tutelati da una fideiussione non hanno gli stessi obiettivi di un creditore chirografaro, ovvero di ottenere la massima percentuale possibile di soddisfazione.

Situazioni intricate come può essere una crisi d’impresa vanno affrontate avvalendosi di un servizio completo di consulenza. Se desideri valutare approfonditamente l’assistenza che il nostro Studio ti può offrire, prenota un primo appuntamento gratuito.

 

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Dott.ssa Graziella Stefania Barone

Specializzata in consulenza fiscale e procedure concorsuali

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Gestione della crisi di un gruppo di imprese: cosa cambia

La necessità di una regolamentazione della crisi e dell’insolvenza dei gruppi di imprese è uno degli obbiettivi contenuti nello schema di Ddl approvato lo scorso febbraio dal Consiglio dei Ministri.  Lo schema della “riforma organica delle crisi di impresa e dell’insolvenza” mira a ottenere prioritariamente la formulazione di una definizione di “gruppo di imprese”, che ruoti attorno alla nozione di “direzione e coordinamento”, al fine di consentire una gestione della crisi e delle situazioni di insolvenza accentrate.

Nel piano di riforma è contemplata, quindi, la possibilità di consentire alle aziende in crisi o insolventi di poter inoltrare un unico ricorso per fare domanda di liquidazione giudiziale e richiedere di omologare un accordo unitario di ristrutturazione del debito, nonché di essere ammesse al concordato preventivo.

Ulteriori novità riguarderebbero l’introduzione di specifici obblighi dichiarativi e il deposito del bilancio consolidato da parte delle aziende che costituiscono il gruppo, al fine di esplicitare i legami partecipativi prima dell’inizio delle procedure concorsuali.

Nell’ambito della riforma, il criterio per attribuire la competenza della gestione delle procedure concorsuali, in modo da condurle in modo unitario, dovrà essere determinato anticipatamente, fermo restando comunque il principio dell’autonomia delle masse attive e passive delle diverse società. Altri criteri che dovranno essere predeterminati sono quelli relativi all’elaborazione del piano di gestione, che potrà comprendere anche riorganizzazioni aziendali mirate alla soluzione della crisi e alla salvaguardia dei diritti dei creditori. Ove una gestione unica delle procedure concorsuali non risulti attuabile, ad esempio con società soggette a legislazioni di Paesi differenti, si palesa invece l’esigenza di stabilire obblighi di informazione e di collaborazione.

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È inoltre prevista un’estensione del principio di postergazione ai crediti delle società che fanno parte del gruppo, fatti salvi alcuni casi di deroga mirata a facilitare la concessione di finanziamenti collegati ad accordi di ristrutturazione dei debiti o alla proposta di concordato preventivo.

Per regolamentare l’operatività sono previsti una serie di principi, quali:

  • la nomina di un giudice delegato e di un commissario giudiziale;
  • il deposito di un fondo per le spese di giustizia;
  • l’esclusione dal voto delle imprese del gruppo che vantano crediti nei confronti di altre società coinvolte nella procedura;
  • la votazione separata e contestuale dei creditori;
  • gli effetti prodotti da un eventuale annullamento o dalla risoluzione della proposta unitaria omologata.

Nel caso della liquidazione giudiziale, che andrebbe a sostituire quella del fallimento, viene indicata la nomina di un unico giudice delegato e un solo curatore, rimanendo, tuttavia, la presenza di più comitati di creditori, uno per ogni impresa del gruppo. La suddivisione dei costi della procedura viene concepita secondo un principio di proporzionalità tra le varie imprese del gruppo, mentre i poteri del curatore sono intesi in modo più ampio, anche verso altre aziende del gruppo che non risultano insolventi, nonché su operazioni precedenti lo stato di crisi, mirate a trasferire risorse finanziarie all’interno del gruppo, arrecando pregiudizio alle pretese dei creditori.

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In più il curatore potrà intraprendere azioni di responsabilità e denunciare gravi irregolarità commesse dagli organi di amministrazione delle società del gruppo che non rientrano nella procedura di liquidazione giudiziale. Se tali società si dovessero trovare in stato d’insolvenza, il curatore avrà la facoltà di farlo notare agli organi preposti per gli accertamenti del caso.

In considerazione delle pesanti conseguenze che una crisi aziendale produce all’interno del Gruppo, anche nell’ottica della riforma in corso di approvazione e per gestire nel modo migliore le situazioni più delicate che un’impresa può dover affrontare, non si può prescindere da un servizio completo di consulenza, come quello che il nostro Studio è in grado di fornire.

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