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Il nuovo rendiconto punta il riflettore sulla situazione finanziaria delle aziende

L’art. 2423, comma 1, del Codice Civile ha introdotto nel bilancio ordinario il rendiconto finanziario, che va ad aggiungersi allo stato patrimoniale, al conto economico e alla nota informativa, al fine di permettere una valutazione più approfondita della situazione finanziaria delle aziende, presentando le variazioni della disponibilità di liquidità e i modi in cui viene utilizzata, la solvibilità dell’azienda a breve termine, oltre alle sue possibilità di autofinanziamento.

Secondo il nuovo articolo 2425-ter, il rendiconto finanziario deve includere, prendendo in considerazione l’esercizio oggetto del bilancio e quello precedente senza escludere le operazioni intrasocietarie, la somma e la ripartizione delle disponibilità liquide, sia iniziali che finali, nonché i flussi finanziari relativi ad attività di tipo:

  • produttivo, nelle quali sono comprese le operazioni di acquisto, produzione e fornitura di beni e servizi
  • di investimento, in cui rientrano le immobilizzazioni materiali, immateriali, finanziarie e delle attività finanziarie non immobilizzate, facendo riferimento sia a operazioni di acquisto che a quelle di vendita
  • di finanziamento, ovvero operazioni finalizzate a ottenere o restituire liquidità costituita da capitale di rischio o di debito

È stato di conseguenza aggiornato dall’Organismo italiano di contabilità anche il principio contabile Oic 10, in quanto conteneva l’indicazione di presentare il rendiconto come nota integrativa, orientamento che non sarebbe più corretto.

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Dott.ssa Graziella Stefania Barone

Specializzata in consulenza fiscale e procedure concorsuali

 

 

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Le turbolenze del settore bancario possono provocare rincari per le aziende

Le problematiche che le aziende devono affrontare nell’attuale panorama economico sono già numerose, ma a breve potrebbe aggiungersi un’altra: una maggiorazione delle spese di finanziamento. A causa della situazione instabile che sta caratterizzando il comparto bancario, gli istituti di credito infatti rischiano un aumento del costo del funding.

Prestiti-alle-imprese

L’introduzione della direttiva europea sul bail-in può essere considerata come una delle cause per cui i correntisti con saldi superiori ai 100.000 euro (la somma massima coperta da garanzia di rimborso in caso di fallimento della banca) stanno trasferendo parte della liquidità verso etf e fondi. Una delle conseguenze di tale trend è la riduzione delle riserve che il settore è in grado di destinare al finanziamento delle imprese.

Inoltre, le tensioni legate ai cali dei titoli bancari in borsa producono per gli istituti di credito aumenti di prezzi obbligazionari e CDS (credit default swap). Se dovesse proseguire questo andamento, inevitabilmente le aziende dovranno subire un aggravio dei costi di finanziamento.

Business team supporting green environment

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