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Le valutazioni da fare per internazionalizzare un’azienda

Sviluppare un progetto di espansione internazionale è un’attività che richiede un’adeguata preparazione, competenze specifiche e tempo. Questa è una sintesi dei fattori da tenere presente prima d’intraprendere un percorso di internazionalizzazione.

Pianificare con la massima accuratezza

I tentativi improvvisati sono perdite di tempo e risorse. La preparazione deve essere minuziosa: dalla ricerca di dati e notizie utili, alla definizione dei budget da destinare all’iniziativa, ogni aspetto deve essere analizzato nel modo più approfondito possibile. Anche per poter disporre della documentazione necessaria a ricevere eventuali finanziamenti.

Prefissare risultati raggiungibili

Per penetrare un mercato estero è indispensabile effettuare degli investimenti mirati. Il ritorno che si ottiene è inevitabilmente collegato alle risorse umane ed economiche impiegate nell’operazione.

Identificare il mercato più adatto

Questa è una scelta di fondamentale importanza, che va ponderata dopo aver accumulato una massa critica di informazioni, non solo di tipo economico ma anche politico, sociale e legislativo. Per fare una valutazione attendibile, è opportuno utilizzare i dati raccolti per alimentare dei modelli matematici, in modo da trovare gli sbocchi con le prospettive migliori: quelli in cui si hanno maggiori possibilità di distinguersi dai competitor.

Rimodulare la propria offerta

Le politiche commerciali adottate a livello nazionale devono essere adattate alle caratteristiche del mercato estero in cui ci si vuole espandere. In base alle differenze riscontrate, è necessario ripensare le strategie di marketing che determinano i prezzi, le modalità di comunicazione, gli obiettivi, i canali distributivi, ecc.

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Definire i ruoli

I nuovi incarichi che un piano di internazionalizzazione presuppone, devono essere assegnati in modo chiaro all’interno dell’azienda, seguendo logiche basate sulle competenze delle figure selezionate per attuare il progetto. Il team che si occupa dell’export deve operare sinergicamente e con compiti ben definiti.

Fare attenzione ai pagamenti e a eventuali tassi di cambio

Specialmente in alcuni Paesi in via di sviluppo si possono incontrare delle difficoltà nel far rispettare gli accordi contrattuali. Pertanto vanno stabilite delle condizioni di vendita e scelte delle modalità di pagamento che tutelino il più possibile l’azienda che esporta. Anche la fluttuazione monetaria è un tema da non trascurare.

Evidenziare possibili criticità legate ai trasporti

La movimentazione della merce implica varie problematiche, in particolare quando le distanze da coprire sono considerevoli. Fattori quali il costo, il tempo e l’affidabilità dei servizi di trasporto vanno tenuti in debita considerazione.

Creare testi e archivi dedicati

Oltre a prevedere una traduzione professionale di contratti e strumenti di comunicazione, tutto il materiale relativo all’export, dalla corrispondenza ai documenti con valore legale, deve avere una collocazione funzionale e separata dagli altri incartamenti.

Rivolgersi a degli esperti di internazionalizzazione

Se vuoi approfondire le opportunità che un nuovo mercato potrebbe offrire alla tua azienda, il primo passo da fare per iniziare questo percorso nel modo più proficuo è fissare un appuntamento gratuito con un consulente che ha già aiutato importanti aziende italiane ad incrementare il business con l’estero.

 

 

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Dott. Luciano Leonello Godoli

Specializzato nei rapporti internazionali, consulenze finanziarie e stragiudiziale

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Previsto un calo degli spread dei finanziamenti per le aziende

L’annuncio dato recentemente da Mario Draghi, relativo a quatto operazioni di TLTRO pianificate tra giugno 2016 e marzo 2017, è un segnale potenzialmente molto positivo per gli istituti di credito e di riflesso anche per le aziende.

Grazie a questa manovra, le banche potranno ottenere finanziamenti a quattro anni, il cui tasso di partenza, da zero, potrà scendere fino a -0,4%.

La somma a disposizione degli istituti italiani potrebbe raggiungere i 320 miliardi di euro. Il funding partirà da un costo zero e, in caso di un aumento degli impieghi superiore del 2,5% rispetto al 31 gennaio 2016, è previsto un ristorno che potrà arrivare allo 0,40%.

Questi finanziamenti offriranno alle banche una vantaggiosa alternativa ai prestiti obbligazionari emessi per finanziare impieghi a medio-lungo termine, strumenti che avevano subito un rincaro dei rendimenti in seguito alle disposizioni sul bail-in. La nuova manovra, nonché l’attuale politica della BCE che contempla l’acquisto anche di Corporate Bond, ha invece provocato una netta discesa dei rendimenti delle obbligazioni bancarie.

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Salvo imprevisti, il costo del funding è destinato a scendere fino a giugno, il mese in cui è programmato il primo TLTRO, che potrebbe portare al superamento dei record di spread minimo toccati nell’estate del 2015.

Uno degli effetti possibili riguarda i margini di interessi, che dovrebbero crescere, però a patto che si verifichi anche un incremento contestuale dei volumi degli impieghi. L’auspicata ripresa stimolata dall’abbassamento dei tassi, inoltre, dovrebbe portare anche a una riduzione delle sofferenze bancarie, ma tutto dipende dalla domanda del mercato, che per ripartire ha bisogno di un indice di fiducia più elevato.

Nel breve periodo ciò che pare più probabile è la diminuzione degli spread per le imprese, nonostante l’aumento dei tassi risk free (Bund) e di quelli Irs e Euribor prospettivi. Ma tale rialzo è dovuto all’orientamento espresso da Draghi di non aver intenzione, in futuro, di abbassare ulteriormente i tassi, un’affermazione che i mercati hanno interpretato positivamente ritenendo che la nuova politica monetaria possa essere in grado di determinare lo sviluppo e l’inflazione desiderati.

Se ti interessa verificare quali sono le migliori opportunità di finanziamento per la tua azienda, ti conviene fissare un primo appuntamento gratuito con i nostri esperti.

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