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L’analisi dei flussi prospettici nelle valutazioni d’azienda

Quando viene effettuata la valutazione di un’impresa, di un ramo d’azienda o di una partecipazione, un tema centrale è rappresentato dai flussi prospettici, i cui principi sono delineati nella terza sezione dei PIV (Principi Italiani di Valutazione), il cui titolo è “Principi per specifiche attività”.

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Valutare un’azienda secondo i nuovi principi italiani di valutazione (PIV)

Da quando all’inizio di quest’anno sono entrati in vigore i principi italiani di valutazione (PIV), per effettuare una valutazione d’azienda è importante conoscerli a fondo sia dal punto di vista teorico che pratico.

I concetti primari (Conceptual Framework) su cui si sviluppano i PIV sono 89 e determinano i principi generali da seguire nel processo che conduce alla valutazione di un’azienda.

Prendiamo ad esempio il principio I.1.1, secondo il quale “un giudizio ragionato e motivato che si fonda su stime, non è mai il risultato di un mero calcolo matematico”.

Da questa definizione si evince che non è possibile stabilire un valore “esatto” di un’impresa. La stima effettuata è frutto infatti di un’analisi le cui variabili influiscono inevitabilmente sul risultato finale: il giudizio di valore fornito dall’incaricato della valutazione.

Tale giudizio deve essere improntato sull’obiettività, al fine di evitare un eccesso di prudenza che potrebbe avvantaggiare una delle parti interessate, e di far sì che, non essendo stato enfatizzato in alcun modo il risultato della valutazione, altri esperti possano condividerlo.

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Finalizzato a garantire questa uniformità di giudizio, il principio I.1.3 stabilisce che agli esperti sono richieste specifiche competenze tecniche ed esperienze professionali, nonché adeguate informazioni sull’oggetto e sullo scopo della valutazione.

Altro elemento da cui non si può prescindere è la trasparenza con cui deve essere effettuata la valutazione, che non deve essere viziata da condizionamenti di alcun tipo.

Il principio I.1.4 specifica che il giudizio di valore deve avere le seguenti caratteristiche:

  • essere razionale, nel senso che la valutazione deve presentare un impianto logico chiaro e accurato;

 

  • essere verificabile: gli elementi che concorrono a determinare la valutazione, come ad esempio fonti e ipotesi, devono poter essere confermati anche da altri esperti;

 

  • essere coerente: il rapporto tra la base di informazioni, gli obiettivi della valutazione e i risultati ottenuti non deve presentare incongruenze;

 

  • essere affidabile: l’obiettività dell’esperto è fondamentale per ridurre quanto più possibile le interpretazioni personali.

La prima domanda a cui l’esperto è tenuto a rispondere è “ Che cosa si sta valutando?”. La risposta è fornita dal principio I.9.1, il quale contiene la seguente definizione di unità di valutazione: “l’aggregato di riferimento da cui derivare il valore dell’attività, del diritto o della partecipazione oggetto di valutazione”.

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Se generalmente è la finalità della stima a determinare l’unità di valutazione, il principio I.9.2 contempla l’eventualità che a delinearla sia l’esperto. Un caso tipico è quello di un gruppo di aziende, il quale può essere valutato nella sua interezza o azienda per azienda.

Ma gli aspetti da considerare per valutare un’azienda correttamente sono molti di più. Se hai un’esigenza di questo tipo rivolgiti a chi ti assicura professionalità, competenza ed esperienza: prenota un appuntamento gratuito con un nostro consulente.

 

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Dott. Luciano Leonello Godoli

Specializzato nei rapporti internazionali, consulenze finanziarie e stragiudiziale

 

 

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